
Una vecchia canzone degli Afterhours inizia con: “La tua primavera è un incubo in cui lo stato cede alla pornografia…”, pensavo che i termini “stato” e “pornografia” con centrassero granchè l’uno con l’altro ma non è proprio così, almeno in Italia…
E’ infatti di questi giorni la notizia di un festino a base di squillo(2) e coca(ina) in un noto albergo romano che vede come protagonista un parlamentare.
La persona in questione è Cosimo Mele, deputato dell’UDC e sposato con tre figli, già noto alle cronache perché scoperto a giocare al casinò di Montecarlo soldi di tangenti riscosse quando esercitava le sue funzioni in Puglia.
L’Udc è famosa per le sue lotte per la salvaguardia della famiglia, per la lotta alla droga e per la salvaguardia delle radici cristiane, ma evidentemente c’è chi predica bene e razzola male.
Il partito era uno dei più attivi contro i DICO, etichettati come nemici della famiglia, mentre i maggiori esponenti (es. Casini) sono divorziati, risposati e con figli fuori dal matrimonio. Quindi l’ipocrisia in questo partito non è una novità, ma penso che questa volta siano stati superati tutti limiti in un colpo solo.
L’unico aspetto positivo è stata la decenza di Mele che ha dichiarato le dimissioni dopo lo scandalo, un atto per nulla scontato in un paese in cui i politici condannati sono spesso in parlamento, piuttosto che in prigione.
Come se non bastasse, sono arrivate le dichiarazioni di Cesa, segretario del partito, che ha sottolineato come sia dura la vita del parlamentare, costretto a stare a lungo lontano dalla famiglia, e ha proposto un aumento dello stipendio per chi ce l’ha lontana da Roma; questo ha generato un mare di critiche, che l’ha costretto a ritrattare.
Tutto quest’episodio non fa certo onore alla nostra classe politica, che si dimostra sempre meno credibile e sempre più rivolta a se stessa, con l’effetto di aumentare nei cittadini la mentalità di sfiducia e ostilità.